Un errore “tecnico”, avvenuto nel Reparto di Radiologia dell’Ospedale “San Maurizio”di Bolzano, ha interessato un nostro tecnico sanitario, poi, fortunatamente, ritenuto estraneo al fatto
Errore che, comunque, si è concluso con una condanna di risarcimento danni di 40 mila euro per l’anziana paziente danneggiata e che ha inciso sulla fiducia nei confronti del nostro sistema sanitario. Quello di Bolzano non è un fatto isolato.
Da stime del Censis, di qualche anno fa, risulta che gli errori in sanità interessano un buon 30% dei pazienti, che oltre un terzo di questi errori ha causato il decesso e che il 50% degli errori è provocato dagli stessi operatori sanitari. Il fatto che, molto raramente, siano coinvolti i TSRM non ci deve far gioire. Certo, l’assenza di responsabilità e coinvolgimenti di TSRM in questo quadro, è indice della nostra professionalità, ma non dobbiamo dimenticare che il nostro lavoro rimane sempre un lavoro d’équipe e che il cittadino che legge, o che rimane vittima, mette tutti nello stesso calderone.
E’ anche vero che il clima è reso più caldo dall’atteggiamento di certa stampa, spesso ignara delle problematiche sanitarie, e che ha in prevalenza un approccio emergenziale e allarmista al tema dei danni in sanità, ma è altrettanto vero che l’ampio spazio che vi dedica e la sua prevalente collocazione in cronaca ha messo sempre di più all’ordine del giorno il tema.
Una reazione a questo fronte di tensione è stata la crescita della medicina difensiva. Una recente indagine, condotta dall’Ordine dei Medici della Provincia di Roma, rivela che, ad esempio, l’89,3% dei medici romani ha ammesso di aver prescritto ai propri pazienti più accertamenti diagnostici per timori di esposti, come anche le richieste di analisi di laboratorio e di ricovero.
Il 74% dei medici ha detto di essere stato influenzato dal nuovo clima dell’opinione pubblica e dei media nei loro confronti, il 54,2% dalle iniziative della magistratura. Per il 36,3% prevale, invece, la necessità di tutelarsi da valutazioni negative da parte dell’ambiente sanitario, mentre per il 56,2% incide la pressione esercitata da esperienze di colleghi
Dall’indagine emerge, poi, un fatto importante e cioè che gli effetti della medicina difensiva si ripercuotono, oltre che su pazienti e medici, anche sulla spesa sanitaria: i costi stimati oscillano dai 12.3 ai 19.5 miliardi di euro.
Se questi dati romani fossero estesi al paese, potremmo avanzare una stima di spesa per la medicina difensiva che oscilla tra gli 8 e i 10 miliardi.
Le attività della Commissione tecnica sul rischio clinico, istituita dall’allora Ministro della Salute Sirchia (2005), denunciava che il maggior numero di errori era commesso in sala operatoria (32%), nei reparti di degenza (28%), nel dipartimento d’urgenza (22%) e in ambulatorio (18%). Le quattro specializzazioni più a rischio risultavano: ortopedia e traumatologia (16,5%), oncologia (13%), ostetricia e ginecologia (10,8%) e chirurgia generale (10,6%).
La richiesta di risarcimento danni (secondo i dati ANIA, l’associazione che rappresenta le imprese assicuratrici) ammonta, ad oggi, a 2,4 miliardi di euro l’anno e, dal 1997, è cresciuta di circa il 50%.
Dalla nostra esperienza vediamo un impegno a fronteggiare tale situazione, ma è una semplice supposizione, perché non esistono indagini sistematiche, manca una nomenclatura di riferimento, manca perfino una chiara definizione di colpa.
Non esiste ancora, insomma, un quadro di riferimento legislativo preciso e sicuro che permetta di monitorare la situazione con maggiore chiarezza e dare agli operatori sanitari maggiori possibilità di tutela. Perché l’errore sanitario, quando accade, riguarda tutti, anche quelli che ne sono rimasti indenni. Riguarda le procedure del nostro lavoro, la sicurezza degli ambienti, le regole stabilite e condivise da e con l’azienda.
Una situazione alla quale noi come Ordine Professionale stiamo rispondendo, come è nostro solito fare, e cioè con il valore delle nostre competenze, con la maggiore cura formativa, con la nascita di nuove associazioni, come le ultime due (AICTS e AITERS), che indicano il bisogno e la necessità di noi tutti di crescere nel nostro percorso professionale, ma anche di mutare punto di vista e prospettiva al nostro lavoro e la nostro ruolo all’interno dell’azienda in cui lavoriamo. Prospettiva fondata anche sull’assunzione di un nuovo senso di responsabilità.
Va bene dunque garantire la nostra professionalità in questo modo, ma è anche necessario avviare strade di tutela che vadano anche in altre direzioni, che sono: l’applicazione rigorosa delle procedure di Risk Management all’interno delle aziende, la loro sorveglianza, e la stipula di un’assicurazione collettiva, che meglio può difenderci in situazioni, che, speriamo, non ci tocchino mai.
Dobbiamo, infatti, considerare l’errore come una componente possibile dell’azione di ognuno di noi e le pratiche di Risk Management, perché siano efficaci devono interessare tutte le aree in cui l’errore si può manifestare durante il processo clinico-assistenziale del paziente. Solo una gestione integrata del rischio può portare a cambiamenti nella pratica clinica, rimuovere la crescita di una cultura della salute più attenta e vicina ai pazienti ed agli operatori, contribuire ad una diminuzione dei costi delle prestazioni e a favorire la destinazione di risorse su interventi tesi a sviluppare organizzazioni e strutture sanitarie sicure ed efficienti.
Se, tuttavia, non si può eliminare completamente l’errore umano è fondamentale favorire le condizioni lavorative ideali e porre in atto un insieme di azioni, che renda difficile, per l’uomo, sbagliare e attuare le difese in grado di arginare le conseguenze di un errore che si è verificato. Il sistema, cioè, deve essere messo nelle condizione di ridurre l’incidenza di elementi avversi. E questo l’invito di attenzione che rivolgo a tutti i nostri iscritti.
A questo aspetto, non possiamo poi non agganciare la necessità di una tutela legale efficace, che può essere data solo da polizze assicurative stipulate da chi conosce bene il nostro mondo e la sua complessità e che parta da una posizione contrattuale di forza, che solo la Fondazione per la Ricerca Scientifica, la Formazione e il Sostegno del TSRM può avere nei confronti dell’azienda assicuratrice, per garantire economia nel costo del premio e massima tutela. Come la fiducia nel gruppo può tutelare meglio le nostre pratiche lavorative e le relazioni con gli altri operatori, così il gruppo può dare ad ognuno di noi quella forza e quella difesa, che diversamente, in una dimensione locale e di solitudine, ci rende deboli e vulnerabili.
Auguro a tutti voi un Buon Natale ed un Felice Anno Nuovo
Giuseppe Brancato
























