Il TSRM al centro di un crocevia per garantire la Tutela del Diritto alla Salute

venerdì 26 dicembre 2008


Per la Senatrice Paola Binetti (PD), intervenuta al XIII Congresso Nazionale, il TSRM è “un professionista colto, che sa integrare le sue conoscenze calandosi nei panni di chi gli pone domande sempre più difficili, sia che si tratti di una diagnosi, che dell’impostazione di un trattamento radioterapico, che sa valutare il momento giusto in cui proporre il cambiamento di una macchina, capace di far presenti le sue esigenze in modo collaborativo con quelle degli altri”

Senatrice Binetti, Lei ha partecipato al XIII Congresso Nazionale TSRM, che idea ha avuto degli operatori sanitari che ha incontrato e conosciuto?

Mi ha colpito il livello culturale complessivo del gruppo dei partecipanti. Dalle loro domande era possibile mettere in evidenza non solo le specifiche competenze professionali, ma anche la profonda esigenza di aggiornamento tecnico- scientifico, in un campo in cui i progressi sono fortunatamente continui. Attraverso i loro interventi è stato possibile cogliere anche la prospettiva etica in cui si pongono in rapporto ai pazienti e alle loro famiglie. Il Tecnico di Radiologia Medica, oggi, sa intercettare contemporaneamente i progressi tecnico-scientifici e le paure dei pazienti. Sa integrarsi in un lavoro in équipe molto articolato, sapendo stare al proprio posto, nella piena consapevolezza che oggi, per molti malati, diagnosi e terapia passano attraverso il suo lavoro e che lui deve essere in grado di elaborare risposte che siano soddisfacenti per tutti.

Cosa vuol dire pensare il TSRM in chiave europea?

Il TSRM in chiave europea è un professionista che possiede una Laurea, molto spesso una Laurea magistrale, acquisita a stretto contatto con medici ed ingegneri, con fisici ed economisti, con esperti di etica e di organizzazione del lavoro. E’ un professionista colto, che sa integrare le sue conoscenze calandosi nei panni di chi gli pone domande sempre più difficili, sia che si tratti di una diagnosi, che dell’impostazione di un trattamento radioterapico, che sa valutare il momento giusto in cui proporre il cambiamento di una macchina, capace di far presenti le sue esigenze in modo collaborativo con quelle degli altri. Sa di essere al centro di un crocevia, in cui non si può in nessun modo fare a meno di lui, ma sa anche che neppure lui potrebbe fare a meno degli altri per garantire al paziente la tutela del Diritto alla Salute, come richiede l’art. 32 della Costituzione.

Qual è lo scopo del libro presentato al congresso “Dal Core Curriculum al Core Competence”?

Abbiamo pensato al libro qualche anno fa nell’ambito dei lavori della Conferenza Nazionale dei Presidenti di CCL delle Professioni Sanitarie. L’obiettivo era quello di creare uno strumento di lavoro per i docenti di questo corso di laurea, offrendo loro una raccolta ragionata dei curricula europei e puntando a definire nel modo più corretto possibile quelli che abbiamo chiamato i livelli elementari di formazione. Ciò che lo studente non può non sapere prima di laurearsi. Definire il curriculum di studi di un Corso di Laurea però non è un obiettivo minimalista, ma il difficile lavoro di sintesi che sa distinguere, di volta in volta, tra ciò che è essenziale e ciò che è ottimale. Per questo nel libro il “Core Curriculum” si intreccia con il “Core Competence”, in modo da mettere in evidenza come il sapere richiesto al Tecnico di Radiologia Medica è sempre un sapere calato nell’esperienza professionale. Un sapere in cui la distinzione tra sapere, sapere fare e saper essere si attenua a favore di quella unità del sapere di cui ha così profondamente bisogno il paziente.

Ritiene che nel lavoro ospedaliero l’apporto dei professionisti sanitari (TSRM/Infernieri professionali, etc.) debba essere maggiormente valorizzato?

Io credo che il lavoro ospedaliero del TSRM sia certamente molto apprezzato anche se può essere sempre valorizzato. Il valore di un lavoro sta nella competenza con cui viene realizzato, nella qualità umana con cui ci si dispone a farsi carico del paziente, delle sue paure e delle sue speranze, e nella trasparenza etica che si riflette nelle sue decisioni e in tutti suoi gesti. Il lavoro del TSRM ha un enorme valore e concretamente ogni tecnico di radiologia deve essere capace con il suo stile di lavoro di farsi apprezzare e di far apprezzare il lavoro che svolge. All’apprezzamento oggettivo verso il TSRM si può e si deve aggiungere l’apprezzamento soggettivo di questo e di quel tecnico in concreto, perché nella relazione interpersonale che si stabilisce tra tecnico e radiologo, tra tecnico e pazienti, tra tecnico ed amministrazione, si notano conoscenze e competenze professionali di alto profilo, si nota una buona capacità di “communication skills” e di “managing skills”, di “etical values” e di passione per la ricerca. E’ una scommessa sul futuro a cui tutti i TSRM possono contribuire in scienza e coscienza.

Tutela del paziente e Diritto alla salute come si coniugano?

In realtà, si tratta di due facce di una stessa medaglia: il Diritto alla salute è la faccia del cittadino oggi e del paziente domani, la Tutela del paziente è la faccia del Medico e del personale sanitario, incluso il TSRM. Sono i due termini di quella alleanza medico/paziente, medico/TSRM, di cui oggi c’è estremo bisogno per restituire al lavoro di diagnosi e cura , ma anche al lavoro di prevenzione e di riabilitazione tutta la dignità di cui è strutturalmente permeato.

Cosa ne pensa della Medicina difensiva?

La Medicina difensiva rappresenta oggi uno dei costi più alti dell’intero SSN: sono incredibili le cifre che si spendono a livello personale ed istituzionale per assicurarsi davanti ai possibili errori, volontari ed involontari, si cerca di coprirsi dal rischio di esborsi assai poco sostenibili da parte dei singoli professionisti. Ma la Medicina difensiva nasce anche dalla ideologizzazione della scienza e della tecnica, si crede che tutto sia possibile e che il successo sia sempre a portata di mano… C’è nell’opinione pubblica la convinzione che la medicina sia una scienza in cui i progressi fin qui fatti abbiano reso impossibili gli eventi negativi. Ma la medicina non è una scienza esatta. Sono enormi le conoscenze che ancora non possediamo! Esistono limiti intrinseci alle nostre conoscenze in alcuni campi davanti ai quali ci sentiamo smarriti: basti pensare alle malattie di tipo neurodegenerative! Per questo è auspicabile che ci siano forti e concreti investimenti nel campo della ricerca. Ma, indubbiamente, ci sono anche degli errori umani, legati alla superficialità, in molti casi all’ignoranza soggettiva, alla mancanza di esperienza concreta che suggerirebbe una maggiore prudenza, alla complessità organizzativa che non rende facile la comunicazione tra i vari professionisti, allo stress di alcuni ritmi di lavoro che impongono una fatica non indifferente ad un personale stanco e inevitabilmente meno vigile . La Medicina difensiva ha le sue radici, in definitiva, in un’idea, a volte utopica, che sembra aver cancellato il rischio-errore, ma ha anche il suo fondamento nel rischio di errori concreti che hanno cause individuali e istituzionali. Ciò che nessuno di noi vorrebbe è che ne facesse le spese il paziente e per questo è necessario creare delle Unità di Controllo del Rischio Clinico e ridurre al minimo sia gli errori personali (formazione) che gli errori istituzionali (organizzazione).