11a Conferenza Nazionale GIMBE

11a Conferenza Nazionale GIMBE SSN: uno per tutti, tutti per uno
Bologna, 4 marzo 2016

Il 4 marzo 2016 si è tenuta a Bologna XI edizione della Conferenza Nazionale GIMBE (Medicina basata sulle evidenze).

Al suo interno, per la prima volta, un momento di confronto tra i rappresentanti delle professioni sanitarie:

  • Roberta Chersevani (Medici)
  • Beatrice Mazzoleni (Infermieri)
  • Maria Vicario (Ostetriche)
  • Alessandro Beux (TSRM)
  • Antonio Bortone (CoNAPS)

La Fondazione GIMBE tende a mantenere un servizio sanitario pubblico, equo, universalistico e funzionale, anteponendo agli interessi delle singole professioni quelli del Sistema sanitario, senza sterili competizioni di categoria, per intraprendere una nuova strada di collaborazione e di integrazione inter-multi-disciplinare.
L’obiettivo è realizzabile:

  • promuovendo e realizzando attività di formazione e ricerca in ambito sanitario finalizzate al consolidamento della formazione continua dei professionisti sanitari integrato nella pratica clinica;
  • migliorando la metodologia, l’etica, l’integrità, la rilevanza clinica e il valore sociale della ricerca sanitaria;
  • favorendo l’applicazione delle evidenze scientifiche alle decisioni professionali, manageriali e di politica sanitaria;
  • migliorando la qualità dell’assistenza sanitaria in termini di sicurezza, efficienza, efficacia, appropriatezza, equità, coinvolgimento delle persone assistite.

Per il raggiungimento dell’obiettivo proposto è necessario rispondere ad alcuni quesiti comuni.

1) Perché in tutti i dibattici pubblici che mettono le professioni sanitarie “l’un contro l’altra armate” non si riesce mai a ripartire dalle evidenze che dimostrano il valore dell’integrazione multi-professionale? Quali proposte?

Il Servizio sanitario moderno è composto da molte professioni diverse, per ruoli e competenze, e non può prescindere dalle normative statuali di esercizio professionale. In una cornice oramai allargata, qual è quella della medicina dei nostri tempi (nella quale tecniche, tecnologie, conoscenze hanno fatto passi da gigante), non può più essere produttivo per il sistema salute la concentrazione onnisciente della decisione e dell’agire; ciò non deve necessariamente configurarsi come limitazione o negazione dell’essenziale e imprescindibile funzione del medico.
Valorizzare le altre professioni sanitarie (infermieri, tecnici di radiologia, fisioterapisti, ostetriche, etc…) non dequalifica la sanità, ma pone al suo servizio competenze rinnovate e che sono indispensabili anche per il medico e il suo compito difficoltoso.
Se si vogliono davvero risolvere le criticità interprofessionali (ed esasperate dal comma 566, che più che modificato andrebbe applicato), bisogna dedicarsi e affidarsi al metodo: le professioni sanitarie, compresa quella medica, devono agire affiancate, senza l’anacronistica superiorità di una sulle altre, definendo, insieme al decisore, le modalità di erogazione e di realizzazione delle prestazioni attraverso le quali il sistema intende rispondere ai mutati e nuovi bisogni del sistema stesso. É tempo di leadership funzionale e non di ruolo a prescindere, lontana da impostazioni corporative che si basano solo sull’appartenenza ad un gruppo professionale e che antepongono gli interessi di categoria a quelli socio-sanitari delle persone assistite.

2) L’estrema frammentazione professionale oggi presente in Italia, può essere ridotta? Come essere propositivi in tal senso?

Il tema ha una duplice impostazione, professionale e istituzionale.

Sul fronte professionale, esiste un filo comune a tutte le professioni sanitarie: l’assistito ha diritto ad essere curato con scienza, coscienza e conoscenza; ciò che unisce deve avere la priorità su quello che potrebbe dividere; i temi di interesse generale devono prevalere sui temi corporativi, coagulando, a prescindere dalle differenze professionali.
Sul fronte istituzionale, rilevante è la rivisitazione del concetto di Ordini e Collegi professionali. Servono Istituzioni moderne, solide, efficienti ed efficaci. La società, i suoi bisogni socio-sanitari, le norme, gli interlocutori istituzionali e scientifici, l’evoluzione tecnologica, gli impegni di rappresentanza, nonché le esigenze degli iscritti, sempre più diversificate e complesse, ci impongono un cambio di passo, per la realizzazione del quale tutti si devono mettere in discussione, in modo sereno, obiettivo, responsabile, lungimirante, senza timori e pregiudizi, anche in vista della probabile trasformazione in Ordini (più forti ci si farà trovare, meglio si riuscirà a reggere l’urto del cambiamento).
Per i Tecnici di Radiologia l’obiettivo da raggiungere è quello di costituire Collegi regionali che consentano ai loro rappresentanti di professionalizzare la loro attività istituzionale, con articolazioni di rappresentanza territoriale che non lascino scoperta alcuna zona del Paese. Nelle Regioni più grandi, in termini geografici e di popolazione, si potrà pensare a più di un Collegio, in quelle più piccole si potrà pensare a un accorpamento con quello di una Regione limitrofa.
Il Consiglio nazionale dovrà trovare un dimensionamento che si configuri come giusto equilibrio tra le legittime esigenze di rappresentanza territoriale e l’esigenza di garantire da una parte la sostenibilità economica e dall’altra l’efficacia dell’azione di controllo e supporto delle competenze dei professionisti iscritti, reggendo ed ammortizzando l’urto delle sempre maggiori e più complesse richieste gestionali, alcune con responsabilità anche penali.

3) L’attuale programmazione sanitaria è compatibile/coerente con i contratti di lavoro?

Le nuove piattaforme contrattuali dovranno essere pensate e definite per riconoscere le competenze che i singoli professionisti posseggono o, attraverso idonei percorsi formativi, acquisiranno. Al di sopra della soglia relativa ai diritti minimi da riconoscersi ad ogni singolo lavoratore, il contratto dovrà prevedere contesti e strumenti che consentano di riconoscere e valorizzare, non solo economicamente, le differenze qualitative dei singoli professionisti.