Il recente XIII Congresso Nazionale dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica ha aperto una nuova visione del ruolo e a cui siamo chiamati, a prescindere dall’inerzia di un sistema spesso troppo conservatore e poco propenso al cambiamento. Il dibattito suscitato dai molti autorevoli esperti e la successiva attenta riflessione dei colleghi presenti sui temi trattati non può che portare alla seguente considerazione:
la nostra professione ha maturato la responsabilità del ruolo, la nostra professione sente il dovere di entrare nel sistema sanitario con l’autorevolezza di chi, in un sistema di governance, si mette al servizio dell’attore primario: la Persona e i suoi bisogni.
Se dovessimo sintetizzare con una parola l’eredità lasciataci dal recente evento congressuale, non potremmo che scegliere consapevolezza.
1. Consapevolezza della vastità e della complessità dei sistemi sociale e sanitario nei quali siamo chiamati ad operare. Come forse poche altre, l’Area radiologica ha risentito e continua a risentire in modo particolarmente intenso delle conseguenze quantitative dovute ad alcuni importanti cambiamenti della nostra società: invecchiamento della popolazione, cronicizzazione delle patologie, soggetti affetti da multipatologie, medicalizzazione della società e conseguenti logiche consumeriste, etc… Ognuno di essi contribuisce ad accrescere e rendere più complesse le aspettative nei confronti dell’Area radiologica e di conseguenza più complesse le competenze richieste ai professionisti del settore.
2. Consapevolezza delle difficoltà “di sistema” con quali ci dobbiamo confrontare. Se ai cambiamenti (e loro conseguenze) sociali e sanitari di cui sopra si affianca la scarsità delle risorse, le difficoltà poste dal sistema si accrescono in modo esponenziale. Oggigiorno può dirsi fortunato chi è chiamato a fare meglio e di più avendo a disposizione le stesse risorse di ieri. Infatti, sempre più spesso e con sempre maggior determinazione, ci viene richiesto di fare di più e meglio con un costante ridimensionamento delle risorse a disposizione.
E’ come se il concetto “teorico” di scarsità delle risorse con il quale aprono tutti i testi di economia avesse deciso di rendersi “pratico” per farci comprendere in modo empirico la lezione (dimostriamo di essere dei bravi studenti!). Il momento è così particolare che per rinnovare il parco tecnologico non basta più la sola obsolescenza delle apparecchiature (dato quantitativo legato all’età anagrafica), ma bisogna rilevare e comunicare con determinazione i dati in grado di testimoniare come l’obsolescenza di un’apparecchiatura sia spesso sinonimo di mal funzionamento (dato qualitativo): forse perché la percezione personale del rischio da radiazioni è divenuta evanescente, ci siamo dimenticati degli aspetti radioprotezionistici della professione. Il mantenimento della produttività ha un costo e chi lo paga pare non interessare più a nessuno. Al contrario, in altre aree del Paese potremmo trovarci in situazioni nelle quali si hanno a disposizione risorse di alto livello ma poco utilizzate. Forse che i bisogni delle Persone variano da Nord a Sud? Il controllo del sistema è utopia.
3. Consapevolezza delle opportunità (molte) e delle criticità (poche?) poste dall’innovazione tecnologica. Le nuove apparecchiature e i software sempre più complessi che le animano consentono risultati iconografici a volte incomparabili con quelli precedenti. Sul fronte clinico, ciò ha offerto maggiori possibilità diagnostiche (spesso precoci) e terapeutiche, su quello tecnico ha reso necessario un costante ed intenso aggiornamento “verso l’alto” delle competenze del TSRM, con un aumento medio dei livelli di complessità delle prestazioni e del grado di responsabilità. Competenze che devono esprimersi nei nostri molteplici ambiti di attività, soprattutto all’interno delle dinamiche interdisciplinari che ci pongono a contatto con gli altri operatori.
4. Consapevolezza della necessità di dover migliorare sensibilmente i percorsi formativi universitari in modo da renderli davvero adeguati a garantire le competenze tecnologiche, tecniche e relazioni indispensabili per rispondere in modo sicuro,efficiente, efficace ed appropriato. Non basta più la conoscenza “di superficie” della tecnologia, è diventato indispensabile comprenderne “il di dentro”. Non basta più “produrre” un immagine, è diventata indispensabile la capacità di saperla “trattare” ed amministrare: post-elaborazione, archiviazione, trasferimento a distanza, gestione di reti informatiche dedicate etc… Mediamente, gli attuali corsi di laurea non sono in grado di garantire tutto ciò. E’ indispensabile uno sforzo congiunto affinché, nel tempo, essi possano diventare quello strumento di formazione da tutti auspicato. L’avvio di un serio e convinto processo di adeguamento dei percorsi di studio alle esigenze della pratica clinica è ormai inevitabile. Per questo non possiamo pensare che autonomia universitaria significhi “far quello che si vuole”. I gestori della didattica si devono rendere conto che la trasmissione delle conoscenze deve essere tale da consentire ai neo laureati di affrontare con tranquillità il mondo del lavoro e la sua costante evoluzione. In questo ragionamento la loro utilità per la creazione delle performance cognitive non può esimersi da un sistema di trasmissione e valutazione che superi lo stereotipo della “mini laurea”: se così fosse i nostri studenti potrebbero studiare sui bignami.
5. Consapevolezza di dover rivedere i modelli e le modalità alla base dei percorsi di formazione continua, sempre meno “qualunquisti” e sempre più orientati alla soddisfazione di specifiche esigenze professionali. Su questo fronte riteniamo che tanta parte abbia la nostra capacità di sollecitare i soggetti preposti alla progettazione e alla realizzazione degli eventi, testimoniando formalmente con tempismo e precisione i nostri bisogni formativi. Siamo consapevoli che la formazione universitaria è essenzialmente didattica, pertanto incapace di garantire ai massimi livelli il “saper fare”. Ma, il tirocinio consente al futuro ambiente di lavoro di “plasmare” anticipatamente lo studente. Da qui la necessita di una visione più sistemica del processo formativo. Su questo riteniamo utile aprire un confronto con Regioni e Aziende con il fine di progettare i percorsi formativi più idonei alla formazione del TSRM, in una nuova visione che veda le stesse Regioni quali soggetti certificatori dei percorsi di eccellenza professionale, passaggio necessario per superare la modalità soggettiva di fare formazione e incentivare la formazione efficace in termini di ricaduta organizzativa, produttiva, di sicurezza e qualità.
6. Consapevolezza della necessità di dover assumere una dimensione professionale in grado di confrontarsi con tutti gli attori del sistema sanità. La sanità di oggi svuota di significato il termine autonomia, rendendolo quasi rappresentativo di una condizione professionale da fuggire, per il bene delle persone assistite e degli stessi operatori sanitari. Infatti, oggigiorno non è possibile alcun intervento (e stiamo pensando anche ai più semplici) che possa davvero essere svolto in piena autonomia da un singolo operatore. Il livello di diversificazione e complessità delle attività sanitarie, unito alla logica organizzativa per percorsi, fa si che l’azione dei singoli sia (debba essere!) fortemente concatenata con quelle degli altri operatori coinvolti.
7. Consapevolezza del nostro ruolo. Se la salute, la sanità e la medicina di oggi non possono fare a meno della diagnostica per immagini e, più in generale, del contributo dell’area radiologica, allora, sillogisticamente parlando, possiamo affermare che esse non possono fare a meno del personale tecnico di radiologia! Non solo per le specifiche attività professionali, ma anche nell’organizzazione del servizio, nelle direzioni aziendali, nelle commissioni regionali, nei sistemi di HTA; il tutto nell’ottica di implementare i gruppi di lavoro interdisciplinari e contribuire alla creazione di una rete capace di procedere verso un modello governance del servizio pubblico, auspicato anche per le previste positive ricadute economiche.
8. Consapevolezza delle responsabilità, soprattutto deontologiche, che gravano sul nostro operato. Se è vero che, nell’attuale contesto, il concetto di autonomia è sempre meno sinonimo o rappresentativo dell’eccellenza professionale, è altresì vero che il concetto che più si accredita è quello di responsabilità, da noi intesa soprattutto nell’accezione deontologica. Non crediamo che le responsabilità amministrative, civili e penali siano trascurabili (anzi!), bensì che “la differenza” si faccia e sempre più la si farà garantendo alle prestazioni quel valore aggiunto che consiste nel realizzarle aderendo a quanto indicato dal Codice deontologico.
9. Consapevolezza della fatica che dovremo fare per realizzare i propositi che naturalmente scaturiscono dalle considerazioni sin qui fatte. La certezza che ne saremo ripagati!
10. Consapevolezza delle nostre potenzialità, quindi di potercela fare con le nostre forze: dipende soprattutto da noi! La forza d’urto del Congresso Nazionale è la nostra prima risposta.
























