Oggi, è giunto il momento per la nostra Professione di rispondere in maniera chiara, trasparente e con responsabilità al mondo che ci circonda

sabato 1 novembre 2008

Leggi la Relazione di apertura del Presidente della Federazione, Giuseppe Brancato, al XIII Congresso Nazionale di Riccione

“C’è un momento della vita di ognuno di noi per il quale dobbiamo abbandonare ogni alibi, ogni paura, ogni tensione e ci corre l’obbligo di rispondere coscientemente alle domande di chi si aspetta una risposta utile al suo crescere, al suo rimodellamento di pensiero, al suo modo di capire, al suo modo di agire.

Oggi, è giunto il momento per la nostra Professione di rispondere in maniera chiara, trasparente e con responsabilità al mondo che ci circonda. Abbiamo avuto il tempo di riflettere; abbiamo avuto il tempo di formarci e formare; abbiamo avuto il tempo di dimostrare sia nell’ambito professionale che nell’ambito manageriale, la competenza acquisita dalla nostra Professione, abbiamo avuto il tempo di capire, trasmettere, realizzare.

I nostri dottorati di ricerca, i nostri coordinatori, i nostri dirigenti, sono oggi, e lo saranno domani, professionisti che, attraverso ulteriori percorsi di studio universitari, acquisiscono le competenze per intervenire con professionalità e capacità intellettuale sia sui processi organizzativi che nell’espletare la professione basata sempre di più su evidenze scientifiche. Posti che saranno messi a disposizione dalle aziende sanitarie, saranno ricoperti, attraverso norme contrattuali e titoli di accesso sempre più definiti, superando finalmente logiche soggettive e di compiacimento.

Chi di noi ancora oggi pensa a logiche del passato e subisce sulla nostra professione intromissioni non più ammissibili da chicchessia, non fa altro che arricchire la propria sfera soggettiva d’influenza dimenticando così facendo, di svuotare di significato il vero obiettivo: il nostro ruolo organizzativo che è il solo elemento attraverso il quale ci possiamo chiamare Professione Intellettuale.

Oggi, anche per noi il suono dei rintocchi dell’orologio non è per ricordarci l’ora, ma è solo il modo di sentire in un tourbillon di voci, una sola verità: abbiamo per anni espresso apertamente chi siamo, oggi abbiamo la responsabilità di dire cosa facciamo e perché un sistema sanitario ed industriale non può e non deve fare a meno della nostra competenza professionale. Questi sono i motivi per i quali i nostri obiettivi possono divenire realtà, obiettivi che non hanno nulla di utopico, perché partono da ciò che esplicitiamo tutti i giorni, da ciò che con coscienza realizziamo tutti i giorni, in tutte le condizioni lavorative offerte dal sistema, senza mai perdere di vista il senso della crescita. Una professione senza certezze di sviluppo è come una idea senza cervello.

Per questo, nei confronti dei colleghi e nei confronti dei nostri studenti, abbiamo l’obbligo di diffondere, condividere esercitare in ogni nostro atto professionale non il senso dell’autonomia, ma, quello della Responsabilità. L’autonomia appartiene al singolo, la Responsabilità a tutti.

Sarebbe facile abbandonarci tutti insieme aspettando qualcuno o qualcosa che per fortuna o per caso possa cambiare la nostra posizione sociale, vi sbagliate, ci sbagliamo, se prevenire è meglio che curare, intuire, realizzare, concretizzare è meglio che sognare. I sogni a un certo punto vengono interrotti, molte volte non si riescono nemmeno a terminare e molte volte sul più bello siamo costretti a renderci conto della realtà.

Se da parte vostra c’è un minimo di condivisione del mio pensiero, l’aiuto che vi chiedo è quello di non lasciarmi, di non lasciarci soli: oggi una grande risposta in tal senso ce l’avete data….Grazie
Insieme dobbiamo superare il momento confusionario o attendista pre o post riforma degli ordini; pre e post cambio di Governo.

Siamo qui per fare chiarezza sulla Professione in tutti gli ambiti in cui siamo coinvolti, ma, con una sola convinzione: quella di spostare sempre di più l’attenzione sulla Persona ed i suoi bisogni, perché solo in questo modo valorizzeremo ciò che siamo e ciò che saremo.

Le Istituzioni sono state invitate a portare in questo Congresso il loro pensiero, un loro contributo, se in questi giorni non avremo il piacere di vederli, perderanno la sola vera ragione di esserci, quella di rendersi conto delle nostre competenze e discutere in un faccia a faccia, sereno, critico ma costruttivo, le problematiche che affronteremo in questo congresso, problematiche che la nostra professione, non più disposta ad attendere ancora, ne richiede il logico e normale riconoscimento, non più basato sulla probabilità, ma sulla certezza e oggi la certezza io la posso toccare con mano: voi siete la mia certezza.

Non voglio e non dobbiamo volere una Professione che cresce sulla casualità, ma al contrario una Professione che con coraggio, con criticità, con coscienza scientifica e con responsabilità adatti il suo percorso in Progress, per sistematizzare i percorsi didattici, i percorsi formativi pre e post laurea, i percorsi di management e i percorsi di Ricerca.

Su queste strategie, vogliamo una professione attenta e soprattutto consapevole che i percorsi facili non ci appartengono, perchè figli di un sistema attento a costruire ali di cera che si sciolgono al sole.
Facilità= essere comparse di un processo automizzato e definito solo da altri. Complessità= essere attori della propria identità professionale e sociale. Siamo una Professione con grande carenza di risorse, ma l’eventuale nostra richiesta di aumentare i numeri dei nostri studenti, sempre più indispensabile, non può prescindere dall’aumento dei settori disciplinari caratterizzanti, attraversi la necessaria revisione dell’ordinamento didattico, perchè elementi di riconoscimento professionale vero, chiaro e senza rischio di confusione interpretativa.

Abbiamo il dovere di amalgamare il presente, dobbiamo far capire ai nostri giovani colleghi che la differenza fra vecchio e giovane non è una differenza culturale, ma forse solo una differenza di età, altrimenti non mi spiegherei come riusciremmo ad organizzare un evento culturale di così elevato peso formativo.

Sapete, la cultura non ha un Padrone, e voi, e mi rivolgo ai colleghi più giovani, che grazie alla crescita professionale sul campo del tecnico sanitario di radiologia medica, avete varcato la soglia universitaria, state vicino al collega che trovate nei luoghi di lavoro, seguendolo, apprezzandone le competenze; in questo modo vi troverete presto ad amare questa Professione e a rispettare la Persona che da noi si aspetta solo il massimo, sicuro di riceverlo, e noi, tutti, abbiamo il dovere di garantirglielo.

Da anni, il nostro slogan è stato “cultura”, e questa richiede spirito di appartenenza e di sacrificio. La risposta della Professione è stata molto eloquente e la risposta alla riqualificazione è stata in questi ultimi anni molto sentita e seguita, dopo più di quarant’anni la risposta è stata sempre attenta e puntuale.

La nostra storia è cominciata e poteva finire in camera oscura. La scommessa è vinta, siamo nell’era digitale, specializziamo amministratori di sistema, teniamo corsi monotematici sulle discipline della diagnostica per immagini e radioterapia, facciamo corsi avanzati in RM, PET/TC, facciamo bibliografia, abbiamo i nostri laureati magistrali, siamo pronti per la Ricerca, e per questo il forte richiamo alle competenze non può che avvenire per i nostri giovani, attraverso lo studio e l’applicazione nei settori indispensabili al loro bagaglio culturale; al contrario, se permane questa ottusa visione, cari giovani, il vostro sacrificio verrà meno nel momento dell’impatto sulle competenze necessarie alla gestione professionale.

E poi, lasciatemi lanciare un ulteriore messaggio: la vostra non è una mini laurea, la vostra è una Laurea con “L” maiuscola, perché i percorsi di ulteriore studio sono ormai da anni attivi e necessitano non di essere oscurati, perché nati in un periodo storico di preminenza manageriale, allora obiettivo primario di tutte le Professioni, ma al contrario devono essere valorizzati e sviluppati sulla professionalizzazione di ulteriori competenze per divenire un normale percorso di studio – tre più due – che dia pieno senso alla laurea magistrale con l’aggiunta di un percorso sempre più professionalizzante.

Perché quest’analisi sintetica sulla professione? Semplicemente per dire che rispetto a ieri, quando sviluppavamo qualcosa fatto da altri, oggi il prodotto finale, l’immagine, è frutto dell’escalation del TSRM e pertanto la realizzazione delle tecniche secondo linee guida, evidenze scientifiche, conoscenza ingegneristica e principi fisici della strumentazione, è quanto un TSRM deve dimostrare di possedere nelle capacità applicative.

Inoltre, lo stesso sarà capace di evidenziare le particolarità che la strumentazione può dare anche rispetto agli standard conosciuti. Ciò sarà valido anche per i mezzi di contrasto ed i radiofarmaci, ed in questo, iniziare una fattiva collaborazione con l’industria è, per questa Federazione, un obiettivo primario. Nell’ambito della ricerca vediamo le possibili ottimizzazioni e soluzioni senza trascurare la rilevazione delle criticità che, se descritte e verificate con metodologia scientifica, non possono che essere di aiuto in questa collaborazione oggi non più rimandabile.

In questo nostro congresso affronteremo il tema dell’HTA (HEALTH TECHNOLOGY ASSESSMENT), nel quale la nostra professione deve essere attrice in un processo multidisciplinare, per la valutazione costi/efficacia e nei percorsi di sicurezza. Noi abbiamo detto, ed oggi fortemente affermiamo l’importanza del ruolo che l’industria può avere per l’ottimizzazione del sistema sanitario; per questo ci rendiamo disponibili ad una fattiva collaborazione a favore di una crescita di un sistema sanitario sempre più vicino ai bisogni del cittadino/utente.

La nostra esclusività professionale ha valore nei confronti di tutte le altre professioni sanitarie e deve avere nel suo DNA, una caratteristica che ci identifica e ci distingue. Ricordiamoci che nella vita è facile lasciare, ma difficile prendere, pertanto anche in questa logica rendersi conto delle potenzialità della professione, rendersi conto che i percorsi per la propria competenza devono essere eseguiti a 360 gradi, rendersi co/responsabili degli aspetti radio protezionisti e delle dosi erogate, significa anche non vanificare con atteggiamenti che demandano ad altre professioni sanitarie, ciò che ci appartiene.
Lo abbiamo sempre denunciato.

I TSRM devono essere, consapevoli, di essere responsabili della salvaguardia e la sicurezza degli altri professionisti che con noi collaborano (e non ci sostituiscono) durante la nostra prestazione professionale.
Arrivando alle conclusioni non posso dimenticarmi la grave situazione in cui versano i nostri colleghi e tutti i dipendenti della sanità privata, ai quali non è stato ancora firmato il contratto di lavoro. La situazione è vergognosa ed incredibile in un Paese che ha nei diritti e doveri, e nei principi di uguaglianza costituzionale i suoi pilastri normativi.

Un altro messaggio mi corre l’obbligo fare arrivare a CHI, vantandosi di colpire sempre di più il Pubblico Impiego, dimentica di enfatizzare al contrario quelle professioni, in particolare nella sanità, che in tutti i servizi, in tutti gli ospedali, 24 ore su 24 esercitano l’attività al servizio dei bisogni di salute del cittadino, e noi fra questi.

Caro Ministro, mi corre l’obbligo ricordarle che tutto questo viene garantito con stipendi, il cui potere di acquisto si è ad oggi, vergognosamente dimezzato.

La corda è molto tesa, cercate per la responsabilità politica che vi compete, a voi delegata attraverso il voto democratico espresso dagli italiani, di non romperla; se cadremo, non saremo i soli a farci male.
Per garantire aumenti stipendiali adeguati alla responsabilità a cui siamo chiamati tutti i giorni, bisognerebbe seguire criteri di automatismo. Criteri usati molte volte senza nessuna parsimonia nel sistema di rappresentanza politica, attraverso adeguamenti corposi delle indennità e dei molti optional a cui possono accedere a prescindere dalle crisi economiche internazionali.

Concluderei con due messaggi che riguardano: il primo, la nascita del nuovo TSRM, che da oggi sarà voluto dalla professione. Il secondo la convinzione che ci identifica è quella di una Professione che con capacità, consapevolezza e responsabilità, all’interno di un sistema di governance, partecipi a produrre sempre più salute e sempre meno malati ed in questo ambito di ricerca saranno indirizzati i nostri sforzi.

Per questo nel nostro codice deontologico la persona ha preso il posto del paziente e visto che i nostri valori li abbiamo enunciati alcuni anni fa, non possiamo che continuare ad esserne orgogliosi. Adesso diamo inizio ai nostri lavori con la serietà che ci ha sempre distinto e soprattutto con la sicurezza che oggi, Responsabilità, divenga il NOSTRO “IO”.

Per il momento mi congedo da voi con un desiderio nel mio cuore: se c’è condivisione di pensiero, fate arrivare il fragore del vostro applauso nelle stanze romane del Ministero della Salute e dell’Universita’. Sappiano che questa è e sarà sempre la nostra vera voce”.

Grazie