L’AOU “San Giovanni Battista” di Torino sta sviluppando un progetto sperimentale di radiologia domiciliare destinato a tutto il territorio, ma in particolar modo a quelle aree ove si rende necessaria l’utilizzo della telemedicina e delll’informatica
“Il progetto – spiega, Ottavio Davini, direttore sanitario AOU San Giovanni Battista – si inserisce nell’ampio processo di ammodernamento dei nostri SSN e SSR, laddove ci si propone di spostare importanti quote di attività sanitarie fuori dalle strutture ospedaliere e, quando possibile, a casa delle persone. Tale servizio si rende indispensabile di fronte al crescente invecchiamento della popolazione e alla cronicizzazione delle patologie che la affliggono. Pur rappresentando una preziosa risorsa a beneficio della persona assistita, la
diagnostica domiciliare deve essere pensata come valida alternativa al servizio ospedaliero soltanto per gli esami per i quali la tecnologia portatile sia in grado di garantire adeguati livelli qualitativi e di sicurezza e per i casi in cui le condizioni cliniche della persona rendono meno gravoso effettuare l’esame a domicilio piuttosto che in ospedale. Attraverso l’utilizzo di strutture pubbliche, tali attività si prefiggono di fornire un servizio di radiologia domiciliare a favore di persone anziane, disabili o le cui condizioni di salute ne rendono disagevole il trasporto in ospedale”.
“I vantaggi – sottolinea Marco Grosso, coordinatore del progetto insieme a Teresa Cammarota e Alessandro Beux – sono di tipo sociale, relazionale ed economico: a volte il trasporto di malati particolarmente complessi costa alla società più della prestazione, sottraendo, tra l’altro, mezzi e strutture ad attività per casi gravi ed urgenti. Quando per il trasporto vengono coinvolti uno o più familiari, si deve presupporre la perdita di giornate lavorative. Un aspetto meno evidente, ma straordinariamente importante, è quello umano: le persone stanno sicuramente meglio a casa loro e in tale sede la relazione malato – professionista è enormemente favorita”.
“Oltre all’autovettura opportunamente attrezzata - illustra Davide Minniti, referente aziendale per l’Health Technology Assessment – la dotazione tecnologica necessaria prevede un tubo radiogeno portatile, un rivelatore d’immagini digitali e un computer con monitor per la loro visualizzazione e archiviazione. La possibilità di visualizzare subito le immagini rilevate consente ai tecnici di radiologia di effettuare un’immediata valutazione della qualità tecnica dell’iconografia, comunicando tempestivamente ai clinici di riferimento (radiologo e geriatra) le eventuali alterazioni alla normale anatomia radiologica”.
Il progetto sperimentale, finanziato dalla Rete Oncologica del Piemonte e della Valle D’Aosta e da un contributo della Fondazione CRT, durerà 12 mesi e prevede due uscite settimanali. Gli esami verranno effettuati ai pazienti ricoverati in una delle due RSA, che fanno riferimento all’AOU, e a casa dei soggetti ricoverati in regime di ospedalizzazione a domicilio. Al termine del progetto, se ne valuterà lo sostenibilità clinica, organizzativa ed economica, nonché il gradimento per assistiti e familiari.
“Le attività di radiologia domiciliare – conclude Alessandro Beux, vicepresidente Federazione Nazionale TSRM – sono rese possibili dall’evoluzione tecnologica e anche dalle accresciute competenze dei Tecnici di Radiologia, sia in termini formativi sia di esperienza professionale. Oltre ai TSRM, le professioni coinvolte dalle attività di radiologia domiciliare sono il medico di medicina generale, il geriatra ed il radiologo. Fugata quella radioprotezionistica, la principale criticità legata alle attività di radiologia domiciliare rimane il governo della domanda, contro il possibile abuso nella richiesta di esami radiologici”.
























