Attori del cambiamento

giovedì 15 aprile 2010

Che fossimo certi di avere indovinato la strada giusta, lo avevamo compreso dal fermento che ha attraversato, in quest’ultimo periodo, la nostra Federazione

La nascita di nuove associazioni, l’edizione di nuove riviste scientifiche, il desiderio di un confronto e di dibattito maggiore al nostro interno, la voglia e l’entusiasmo di discutere e approfondire le nuove competenze professionali che ci aspettano, sono stati, e sono, i segnali di qualcosa che sta profondamente mutando.
Siamo cresciuti velocemente, e stiamo crescendo, e lo stiamo facendo con l’orgoglio di chi ha assunto una maggiore consapevolezza della propria professionalità e del ruolo che essa occupa all’interno del mondo e del processo sanitario. Processo, che non ci vede più come elementi passivi o semplici esecutori, ma come attori dinamici, protagonisti, propositivi, che, poi, nel nostro luogo di lavoro, a contatto con altri professionisti e con il cittadino e i suoi bisogni, si traduce in una nuova identità, in un nuovo promettente e fecondo rapporto con le altre figure professionali sanitarie, con l’assunzione di nuovi compiti di responsabilità, con la consapevolezza di essere attori integrati in un percorso di trasformazione collettiva e generale, quale quella che sta attraversando, in questo frangente, il  SSN.
Certo, alcune cose devono ancora cambiare, o meglio devono affrettarsi a mutare, per seguire la velocità delle trasformazioni gestionali, tecnologiche, cliniche e pratiche del nostro ambiente di lavoro. Dobbiamo certamente continuare la nostra battaglia per migliorare e rendere più efficaci i percorsi formativi. Migliorare la stessa coesione interna alla Federazione, il rapporto tra i collegi. Impegnarci a valorizzare ancora di più i giovani TSRM, le donne TSRM, la ricerca scientifica.
Sappiamo che questi sono i nostri obiettivi, li abbiamo individuati con chiarezza, in modo più nitido oggi, rispetto agli anni precedenti, e non a caso una buona parte di essi sono presenti nella mozione conclusiva dell’ultimo Consiglio Nazionale. Ma la nostra Federazione è vasta, capillare, diffusa nel territorio, in alcune parti visibile, in altri meno, diversa per esperienze regionali e territoriali. Il Governo della domanda di questa Federazione è di per sé un fatto complesso. Ma, nonostante questo, alcuni punti sono e rimangono fermi. Non possiamo, certamente procedere verso i nostri obiettivi, nel nostro cammino, se non rimuoviamo gli ostacoli, che lo rallentano.
Aria nuova, dunque, per una nuova identità? No. L’identità l’abbiamo già conquistata e di questo siamo forti e consapevoli. Uno scenario nuovo, piuttosto, però che ci permetterà di dispiegare al meglio le nostre risorse e rafforzare in modo ancora più solido l’Ordine.
Che, poi, le relazioni con il mondo dei professionisti e delle associazioni sanitarie siano cambiati, ne è prova il documento comune firmato con SIRM, che si aggiunge alla mia nomina a membro del Consiglio Superiore di Sanità. Un successo della Federazione, un riconoscimento del suo prestigio e del suo ruolo istituzionale. Il riconoscimento del patrimonio culturale e scientifico, che in questi anni, abbiamo accresciuto, difeso e diffuso. Un patrimonio tangibile nelle nostre riviste scientifiche, nell’attività culturale della Fondazione, nella partecipazione agli incontri europei, nell’attività che, ogni giorno, svolgiamo con cura e attenzione, nelle azioni e nei gesti quotidiani all’interno del nostro ambiente di lavoro e nell’impegno continuo a tutelare il diritto e la tutela alla salute di ogni cittadino.
Giuseppe Brancato