Sottoscritto il documento comune su “Attività radiodiagnostica complementare e Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (TSRM)”
Leggi l’editoriale del Presidente della Federazione G. Brancato
L’attività radiodiagnostica complementare prevede l’impiego di radiazioni ionizzanti, pertanto deve essere gestita con la stessa sensibilità e la stessa perizia con la quale si gestisce ogni altra attività d’area radiologica. In gioco ci sono la sicurezza e la salute di pazienti e operatori.
Il continuo miglioramento delle tecnologie esistenti, l’introduzione di nuove tecnologie e l’adozione di nuove tecniche (es. impianto di valvole cardiache per vie percutanee, con spostamento di importanti quote di attività dalla cardiochirurgia alla cardiologia), hanno fatto sì che, da anni, l’attività radiodiagnostica complementare sia in costante aumento.
Tale diffusione non è stata accompagnata dalla necessaria attenzione verso il suo contributo all’aumento della dose alla popolazione. Si pone, quindi, un problema professionale e, soprattutto, etico: è accettabile che, al di fuori dell’area radiologica, una quota crescente della popolazione venga esposta a radiazioni ionizzanti, senza che si ponga il tema delle competenze di coloro espongono pazienti e operatori?
Il rischio correlato all’uso di radiazioni ionizzanti non può ridursi ad un mero elemento statistico ed epidemiologico. Il fatto che non sia possibile individuare in anticipo quale persona esposta a indagine radiodiagnostica complementare svilupperà una patologia radioindotta, non può diventare l’alibi dietro il quale giustificare la mancata attenzione su quelli che si configurano come veri e propri comportamenti delittuosi, soprattutto su un piano etico: l’esposizione non giustificata e/o non ottimizzata a radiazioni ionizzanti.
Nel 2008 la Federazione Nazionale dei Tecnici di Radiologia ha riproposto il tema della radioprotezione quale base di una possibile alleanza culturale tra gli operatori che, a diverso titolo, sono coinvolti nelle attività radiologiche, compresa quella radiodiagnostica complementare. Era necessario fare qualcosa per recuperare la cultura della radioprotezione, attraverso una vera consapevolezza dei rischi derivanti dall’utilizzo di radiazioni ionizzanti, anche contrastando quella tendenza di pensiero che riconosce la tecnologia quale sufficiente elemento di garanzia.
Una valutazione serena ed obiettiva ci porta ad essere d’accordo sul fatto che nelle situazioni standard la già richiamata evoluzione tecnologica possa essere anche garante degli aspetti radioprotezionistici, ma certamente non quando, per le peculiarità dei singoli casi, le attività sanitarie, comprese quelle di radiodiagnostica complementare, devono discostarsi da protocolli e procedure. In questi ultimi non è sufficiente disporre di un indefinito operatore, che utilizzi le tecnologie radianti, ma resta indispensabile che esso, oltre a possedere le necessarie conoscenze tecnologiche e tecniche, sia, per formazione, adeguatamente sensibilizzato e consapevolizzato alla radioprotezione. Tale professionista sarà l’attore responsabile della radioprotezione.
Partendo dalla condivisione di queste considerazioni, la scorsa estate la Federazione Nazionale dei Tecnici di Radiologia (FNCPTSRM) e la Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM) hanno intrapreso un percorso di riflessione condiviso che ha portato all’elaborazione del documento “Attività radiodiagnostica complementare e Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (TSRM)”, sottoscritto lo scorso 10 febbraio. Confidiamo che, dopo quello del 2005, esso sia un altro significativo contributo a favore di una sempre più condivisa Area radiologica.
All’interno del n.1/ Marzo 2010 della Rassegna Tecnica, il testo integrale dell’accordo.
























