Vogliamo o no fare Ordine? Pubblichiamo il testo dell’intervista a Giuseppe Brancato, Presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Professionali dei Tecnici di Radiologia Medica, fatta da Panorama della Sanità
Presidente Brancato, dal 23 al 25 ottobre, a Riccione, vi riunirete per la 13° edizione del vostro Congresso Nazionale. Con quali prospettive?
Direi, intanto, che la prima prospettiva è quella di risvegliare l’attenzione delle istituzioni e delle altre professioni sulla necessità di una piena attuazione della Legge Delega 43/2006, quella che impegnava il Governo ad istituire gli Ordini delle professioni sanitarie. E, di conseguenza, la piena trasformazione dei nostri collegi in ordini professionali.
Dopo che, peraltro, avevate anche corso il rischio di accorpamento con altre professioni oggettivamente lontane dalle vostre specifiche competenze…
Esatto, questo è accaduto nella prima stesura della norma ma onestamente non credo che qualcuno abbia animosi tornarci su. Il problema, per quanto ci riguarda, è stato affrontato e risolto già allora. Non intendevamo ieri e meno che mai oggi, perdere la nostra identità.
Cosa cambia con la trasformazione in Ordine professionale? Il tema del Congresso è appunto dedicato a questo tema.
“Mettiamo Ordine alla professione” è, appunto, il titolo del Congresso e la sua istituzione, intanto, oltre a garantire l’elevazione scolarizzazione della professione, quale organo di Diritto pubblico sottoposto al controllo istituzionale, costituirebbe uno strumento prezioso per il sistema in termini di garanzie di eccellenza professionale e formativa. Obiettivo prioritario è quello di far si che le competenze del Tsrm vengano riconosciute, per esempio, anche in termini di curriculum formativo. E per questo è in atto un duplice impegno da parte nostra. Da un lato da parte di coloro i quali oggi rappresentano la professione nei luoghi di lavoro. Colleghi che, attraverso un notevole sforzo, sono impegnati in un progetto formativo, che ha le caratteristiche dell’eccellenza e che si estrinseca nel ritorno sui banchi di scuola per acquisire le conoscenze mancanti ed evidenziate dal gap formativo esistente tra ieri ed oggi. Dall’altro lato l’impegno nei confronti di giovani, futuri TSRM, per il superamento di una logica che la cultura universitaria lega ancora al passato con lievi e timide proiezioni al presente, mentre sottovaluta il vero obiettivo di un percorso di Laurea: quello di un professionista che, attraverso le basi cognitive necessarie, diventi precettore del cambiamento e sia in grado di ottemperare responsabilmente alle proprie attività con scienza e coscienza, perchè la vera autonomia è intrinseca al sapersi confrontare non solo con se stessi, ma anche con gli altri.
A proposito, come vanno i rapporti con le altre professioni e, in particolare, con i medici radiologi?
Direi che i rapporti sono buoni con tutti. E anche con la medicina radiologica sono molto buoni. Non a caso, ha storia recente un documento di intenti comune in cui ci si riconosceva reciprocamente utili, nel sistema complessivo, per il buon funzionamento dell’area radiologica. Ciascuno con le proprie competenze, cliniche per i medici radiologi e tecniche per la nostra professionalità. Ha accennato prima al curriculum formativo del TSRM che, a quanto pare, stenta ancora a decollare con tutte le proprie potenzialità. La discussione sull’innovazione dei corsi di laurea è molto lenta e anche in questo caso, probabilmente, non è ancora passato il messaggio del cambiamento e dell’evoluzione. Il tentativo di qualche anno fa di mettere ordine alla materia con una suddivisione per classi, per caratteristiche e peculiarità oggettive, oggi stride in un sistema che vede ancora, come unica soluzione, l’accorpamento dei settori disciplinari, e non considera, di fatto, che, in relazione alle competenze richieste, la diversità deve stare nella differenziazione sostanziale dei contenuti dei settori disciplinari scientifici. In tal senso crediamo che debba essere approntata al più presto una revisione dei CFU dei vari settori disciplinari, privilegiando, p er tipologia di professione e di competenze richieste, la variabile dei livelli cognitivi da raggiungere che, nel nostro caso specifico, devono essere sviluppati negli ambiti di: matematica, fisica e fisica applicata, apparecchiature, informatica, ingegneria clinica. Il passaggio dal conoscere e saper effettuare una proiezione su pellicola radiografica, alla scelta di protocolli tecnici, alla conoscenza della tecnologia complessa e alla elaborazione degli esami, è avvenuto e non si può disconoscere. E’ altresì indubbio che gli ultimi avvenimenti, purtroppo negativi (come la mancata la trasformazione in Ordine del nostro Collegio), ci hanno confermato come nessuno, o quasi nessuno, abbia interesse alla nostra crescita, perché questo lede i poteri consolidati e garantiti degli attori del sistema.
E questo è anche uno dei motivi per i quali avete istituito un Comitato di crisi permanente?
Certamente. Il Consiglio Nazionale ha deciso, circa due settimane fa, di costituire un Comitato di Crisi permanente, composto dai colleghi di varie Regioni, che si adopereranno per attivare una rete, la più capillare possibile, che sviluppi una serie di azioni di sensibilizzazione, di informazione nei luoghi di lavoro e di eventuale mobilitazione della categoria. Il primo appuntamento è fissato per la fine del mese di settembre, a Roma, dove organizzeremo una grande manifestazione nazionale. Crediamo che questa volta la battaglia sia decisiva per ottenere un compenso adeguato, per colmare le carenze di organico, per individuare le responsabilità, che oggi ci assumiamo, per delineare finalmente una vera attività per processi con i medici specialisti della diagnostica per immagini e radioterapia, ma anche con le altre specialità mediche, con le quali quotidianamente ci troviamo a dialogare. Infine, non può più essere procrastinata la legittimazione dei nostri Dirigenti laureati, di quelli con titolo di Master, di avere l’opportunità di accedere ala docenza universitaria per poter contribuire ad ottimizzare e migliorare la diagnostica per immagini e la costruzione dei saperi nelle scuole universitarie.
























